A volte mi domando se questo blog serva a qualcosa. Ripenso alla scorsa estate, quando iniziai a scriverci qualche sciocchezza, per la necessità - e il gusto - di mettere in chiaro alcune cose. Parlavo di un viaggio, che oggi è iniziato e proseguito per un pezzo. Tanto che adesso mi riesce di guardare alle cose di casa con la prospettiva della distanza. Che non le sfoca, ma aiuta a vederle senza l'ansia del giorno dopo giorno.
Ma, appunto, questo blog serve per chiarire alcune cose, specie a chi appare più refrattario a farsene una ragione. Quattro mesi fa diedi scandalo con due affermazioni: "non punto a fare il sindaco nel 2014" e "c'è in giro un clima di normalizzazione che punta a cancellare il rinnovamento avviato negli ultimi anni". A distanza di quattro mesi, il tenore del dibattito nel mio partito - magistralmente riassunto dall'amico Bruno Motta in un'intervista a Il Novese - è il seguente: "Marubbi fa casino perché vuol fare il sindaco, ma è una cosa "normale" e si faranno le primarie". Odio avere ragione quando preferirei sbagliarmi.
Lo schema è fin troppo facile da decifrare, il metodo sempre lo stesso: si banalizza una posizione di cui non si vuole discutere, la si condisce con qualche velata accusa di "ambizione" e di "individualismo", si rivendica il primato del Partito sulle beghe personali. Accettando persino il ridicolo di proporre primarie a due turni (prima di partito, poi di coalizione) per scegliere chi candidare in un'elezione a due turni: il quadruplo turno alla Novese.
Nonostante tutto, Io ci riprovo, perché a Natale si dovrà essere più buoni, ma di certo non pirla, come dicono da queste parti.
Possiamo discutere di come un grande Partito, anche in sede locale, seleziona, protegge e promuove gruppi dirigenti nuovi e giovani? Ci chiediamo se abbia senso considerare la città come un premio alla carriera per chi fa politica da quarant'anni o se non sia venuto il momento - magari ce lo chiedono i cittadini... - di dare spazio ad altri, fuori da ogni logica di nepotismo e di cooptazione?
Io a queste domande non ho mai ricevuto risposta. Si preferisce discutere della mia candidatura che non c'è e non ci sarà. E di quanto mi aiuterà fare il rottamatore in vista delle primarie. Io continuerò a porre la questione e a farlo, anche se non sono candidato a niente. Spero che, prima o poi, si vorrà discutere di questo.
O in alternativa, che qualcuno si decida, prima o poi, a voler parlare del bilancio del Comune, della cura che gli abbiamo fatto, dei risultati che abbiamo raggiunto. Magari dando un'occhiata intorno e facendo un po' di benchmarking a livello provinciale. A proposito di selezionare, proteggere, promuovere nuovi gruppi dirigenti, forse dalle mie parti, soprattutto nel 2012, potrebbe servire giocare un po' a "trova le differenze". O no?
"E poi se la gente sa e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca, per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare"
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lunedì 26 dicembre 2011
lunedì 29 agosto 2011
Mariuoli, vent'anni dopo
Non volevo parlare di Sesto San Giovanni. Ma lo fanno tutti ed è giusto non sottrarsi. Specie se da quelle parti ci passerai presto molto tempo.
Non mi appassiona la discussione sulla prescrizione. Se Penati debba rinunciare e farsi processare, o no. Fatti suoi. Che dovrebbe dimettersi anche da consigliere regionale l'ho detto da tempo. Non lo fa e non glie lo chiedono. Pazienza.
Per me il problema è politico. E riguarda come si gestisce la cosa pubblica. Quali rapporti si tengono con gli imprenditori (edili), come si governa il territorio. Ha a che fare con la visione della politica e degli affari, con la modernità per come l'abbiamo intesa e praticata - e propagandata - negli ultimi vent'anni.
Penati non è stato solo l'uomo forte della segreteria di Bersani. Del quale immagino verranno presto chieste le dimissioni. In quella logica da "guerra per bande" che ormai, sola, tiene in piedi il gruppo dirigente del Pd. Tutto.
Penati è stato per lungo tempo il simbolo vivente dell'atteggiamento moderno che avrebbe dovuto farci riconquistare la Lombardia. E il Nord. Era la modernità degli ex comunisti convertiti al mercato senza mercato. Alla confusione tra la libertà d'impresa e l'andare d'accordo con chi costruisce case. Si è pensato per molto tempo che questo fosse il metodo giusto, anzi l'unico, per governare realtà complesse e confrontarsi con gli interessi economici presenti nella società. E per "battere le destre" nelle loro roccaforti settentrionali.
Insomma, un metodo di governo e un sistema di potere. Persino una forma mentis, che ha segnato il modo di pensare e di governare di una parte cospicua del Pds-Ds-Pd. Che lì in mezzo ci fossero anche dei mariuoli, importa pochissimo. Come sapere se e quante banconote avesse in tasca Mario Chiesa vent'anni fa, quando fu arrestato. Non è questione di mariuoli, come non lo era allora. È un problema politico. Appunto.
Parlando di politica, oggi al Nord e a Milano le elezioni le abbiamo vinte. Con un candidato che con quell'idea di modernità c'entra niente. Uno che, nella visione post-comunista, veniva considerato "sfigato". Antico, in ogni caso perdente.
Oggi Stefano Boeri, che di Pisapia fa il vice, invoca una "rigenerazione" del Pd milanese. Quello lui conosce. Io penso che serva a tutto il partito. Non per cacciare i ladri. E nemmeno per cambiare il segretario o chi comanda a Roma. Per cambiare tutto, prima che siano gli eventi a cambiare il nostro piccolo mondo. E a spazzare via le certezze di chi sta tranquillo da quarant'anni.
Tra Mario Chiesa e la fine del Psi trascorse un anno. Ed erano tempi migliori di questi.
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